«Sul gap pensionistico è arrivato il momento di agire»


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PREVIDENZA COMPLEMENTARE
«Il gap pensionistico europeo si attesta a 1.900 miliardi l’anno, una cifra pari al 19% del Pil». È questo il primo risultato che emerge dalla ricerca condotta da Deloitte, sulle pensioni dei dipendenti pubblici e privati e che ha coinvolto i 27 Paesi dell’Unione europea. «Se per gap pensionistico intendiamo la differenza tra quanto i lavoratori che andranno in pensione tra il 2011 e il 2051 dovrebbero risparmiare per mantenere l’attuale stile di vita e il reddito che possono aspettarsi di percepire, in effetti il problema esiste ed è necessario affrontarlo ora. Molti cittadini europei, infatti, continuano a pensare di poter fare affidamento essenzialmente sulla pensione pubblica alla fine della propria vita lavorativa. Mentre i numeri sostengono il contrario. Anzi, ogni lavoratore dovrebbe risparmiare in media 12.000 euro ogni anno per colmare il deficit pensionistico individuale. Anche se le stime, poi, variano da Paese a Paese.

LA POSIZIONE DELL’ITALIA
«Il divario previdenziale è maggiore nei Paesi con economie più solide». Gli italiani, insomma, dovranno assicurarsi un risparmio medio pro capite di almeno 3.100 euro l’anno per mantenere lo stesso standard di vita anche dopo la pensione, a fronte degli 11.600 euro necessari a un lavoratore tedesco. Anche se poi, visti in dettaglio il sesso, la fascia di reddito e l’età, il gap oscilla notevolmente. «Coloro che raggiungeranno l’età pensionabile entro i prossimi 10 anni non avranno il tempo per raggiungere un livello di risparmio adeguato. Mentre la situazione appare più rosea per i giovani risparmiatori».

SOLUZIONI ALL’ORIZZONTE
Insomma il gap pensionistico esiste, è alto e continuerà a salire a meno che non si prendano delle misure urgenti che coinvolgono i governi, gli individui e il settore assicurativo. Come la creazione di uno standard qualitativo europeo per le pensioni (anche per agevolarne la comparabilità), la definizione di un target europeo di previdenza integrativa variabile da un Paese all’altro e calcolato come percentuale del Pil, la pubblicazione di prospetti pensionistici regolari e accessibili a tutti i cittadini per incoraggiare i consumatori a considerare la pensione statale come parte di una strategia mista, nonché l’analisi da parte dei governi dell’efficacia degli attuali incentivi per i piani pensionistici.

PREVIDENZA E LONG TERM CARE
La long term care può essere prevista anche come garanzia accessoria nell’ambito di soluzioni previdenziali (fondi pensione contrattuali, aperti e pip). Da un recente studio del Mefop, società partecipata dal Ministero dell’Economia, emerge come la copertura ltc riveste nella previdenza complementare un’importanza sempre maggiore, specialmente in fase di rendita. In particolare vi sono 23 fondi pensione chiusi che la offrono, 9 fondi pensione aperti e 12 pip. E’ verosimile che l’offerta si ampli nei prossimi anni sia per la crescente domanda (dovuta all’aumento di popolazione non autosufficiente), sia per le affinità che legano le prestazioni dei fondi pensione alle coperture di rischi legati alla longevità.

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