LARGO AI NEONATI PENSIONATI

PENSIONE BAMBINI
Sembra una provocazione, in realtà è solo l’intuizione dell’economista Gianfranco Cerea, che ha proposto l’iscrizione dei neonati in un fondo previdenziale. Genitori e nonni potrebbero metterci dentro soldi (fino a 5mila euro all’anno non tassabili) per il futuro di figli e nipoti. «Un po’ come i libretti postali di una volta» teorizza il docente dell’Università di Trento, che ha lanciato la sua proposta durante i lavori della Conferenza nazionale della famiglia. È un’idea realizzabile? «Ovviamente sì. E permetterebbe ai ragazzi di avere un fondo serio per andare a studiare all’estero e un vero fondo previdenziale quando diventeranno vecchi». E il bonus famiglia, di cui si è parlato anche in questi giorni? «I contributi alla nascita sono poco più che rimborsi spesa. Con il fondo previdenziale per i bambini, invece, sarebbero più responsabilizzati anche i genitori, che dovrebbero ragionare sul medio-lungo periodo». Sembra un’idea geniale. Ma i soldi? «Li metterebbero i parenti. E se lo Stato volesse contribuire potrebbe recuperare risorse dai soldi assegnati in questi anni alle pensioni minime, che spesso hanno finanziato gli evasori». Insomma, l’Italia è un paese per vecchi? «C’è stata una redistribuzione del reddito indirizzata solo agli anziani. E i giovani non hanno più potere d’acquisto: rispetto agli anni ‘70, mancano in busta paga 300 euro». E dove sono andati a finire? «Sono andati a finanziare pensioni e sanità». Togliere ai giovani per dare ai vecchi? «La mia idea punta a riequilibrare i due piatti della bilancia. Del resto, le statistiche parlano chiaro: i nuovi poveri sono i giovani e le famiglie con figli. È una situazione senza precedenti». La sua proposta sarà accolta positivamente dalle famiglie? «Inizialmente no. Per questo, serve una campagna di comunicazione per trasmettere un messaggio positivo alla gente. E poi, introdurre il meccanismo del silenzio-assenso». Cioè? «Iscrivere automaticamente i nuovi nati al fondo previdenziale, a meno che non ci sia l’opposizione dei genitori. Così, tutti sarebbero incentivati a informarsi». Ha ricevuto qualche riscontro dalle istituzioni? «Certo, ho avuto dei contatti. Ora, però, bisogna mettersi all’opera. Conviene a tutti, ma soprattutto ai bambini, che potrebbero affrontare la vita più sicuri, con una sorta di ombrello protettivo».

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