Pensione, non basta



C’era una volta la pensione. Che c’è ancora, ma non basta più. Perchè, se fino a dieci, vent’anni fa chi si metteva a riposo poteva contare su una retribuzione, nella vecchiaia, di poco inferiore al suo stipendio, chi in pensione ci va oggi sa che le sue entrate scenderanno drasticamente, e che difficilmente riuscirà a conservare il suo precedente tenore di vita con il trattamento di anzianità. Ecco dunque che, ormai da qualche anno, sono nate le pensioni integrative, proprio con lobiettivo di costruire, negli anni “attivi”, una sorta di capitale da cui attingere in futuro, per rendere un pò più cospicuo i guadagni nel momento in cui il reddito da lavoro verrà inevitabilmente a mancare.
A rimetterci di più, sul fronte previdenziale, sarà sopratutto chi ha cominciato a lavorare, e quindi a versare contributi, dopo il primo gennaio 1996. Negli ultimi anni infatti il sistema pensionistico è passato dal metodo retributivo a quello contributivo: il trattamento di anzianità non si calcola più sulla retribuzione, ma sulla contribuzione. Agli ultimi arrivati l’istituto di previdenza non garantirà un assegno sulla base dello stipendio percepito negli anni lavorativi, ma dei contributi versati durante l’attività. Con le prospettive di u continuo allungamento della vita, è inevitabile che questo assegno si assotigli progressivamente sempre di più, per far fronte a pensionati crescenti e sempre più longevi.
Gli strumenti per accumularsi un capitale integrativo oggi sono tre. Ci sono i fondi pensioni chiusi, cioè forme pensionistiche colletive, di solito organizzate da categorie lavorative. Ci sono poi quelli aperti, che fanno invece capo a Banche e assicurazioni. Entrambi questi strumenti richiedono il pagamento periodico di somme all’ente responsabile, che incamera le entrate per poi quantificare la pensione integrativa alla fine della vita lavorativa.
Infine ci sono i contratti di assicurazione sulla vita a scopo previdenziale, che prevedono il versamento di premi periodici e che hanno il vantaggio, rispetto ai fondi pensione, di poter esser interrotti in qualsiasi momento senza penalizzazioni. In questo caso, di solito la banca o l’assicurazione che eroga il servizio dà la possibilità, a fine periodo, di scegliere tra due opzioni: si può prelevare l’intero capitale accumulato, oppure ricevere un versamento mensile, calcolato sulla base della somma accantonata.

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