Dal 2010 pensioni più «leggere» Ecco come proteggere la vecchiaia



Nuovo giro di vite per le pensioni degli italiani dal prossimo primo gennaio. È l’effetto della riforma Dini del 1995 che aveva stabilito, tra le altre cose, un aggiornamento dei coefficienti di trasformazione: quelli cioè che, moltiplicati per le somme pensionistiche accantonate dal lavoratore («montanti»), determinano il suo assegno Inps. Gli effetti sulle pensioni liquidate dovrebbero oscillare tra un taglio delle rendite dello 0,8% e uno, massimo, del 3,7% a seconda del sesso (più incisivo per gli uomini e meno per le donne) e degli anni di contribuzione (più marcato per i 20-25 anni e meno per i 30-35 anni). Intanto, domani arriva al governo la delega per rivedere le pensioni per i lavoratori impegnati in attività usuranti.
Ma c’è di più. Secondo un calcolo della Ragioneria generale dello Stato, applicando i nuovi coefficienti di trasformazione aggiornati d’ora in poi ogni tre anni in base alle stime demografiche, per esempio un lavoratore dipendente di 65 anni con 30 anni di contributi riceverà nel 2020 il 55,1% dell’ultima retribuzione contro il 61% previsto per lo stesso trattamento liquidato nel 2010. Un ulteriore motivo che aumenta la necessità di coprire il cosiddetto «gap previdenziale», ovvero la differenza tra l’ammontare della pensione e l’ultima retribuzione. È per questo che gli esperti suggeriscono di ricorrere alle forme di previdenza integrativa: i fondi pensione negoziali o di categoria (a cui possono aderire solo specifiche tipologie di lavoratori), i fondi pensione aperti (sottoscrivibibili da qualsiasi lavoratore dipendente o autonomo) e le polizze individuali di previdenza. Sono i cosiddetti «Pip» che permettono una personalizzazione della previdenza tramite una consulenza specializzata su cui puntano per esempio gruppi come Mediolanum, Aviva e Axa.
Buone le notizie sul fronte dei rendimenti: nei primi 10 mesi del 2009 i fondi pensione hanno quasi del tutto recuperato le perdite accusate lo scorso anno in concomitanza dei crolli delle Borse. In particolare, i fondi pensione negoziali, dopo aver perso in media il 4,5% nel 2008, sono risaliti del 5,9% nei primi 10 mesi di quest’anno con un risultato 2008-2009 ora in positivo dell’1,10%. I fondi pensione aperti (-8,5% nel 2008) hanno recuperato tra gennaio e ottobre di quest’anno il 7,2%: il bilancio biennale resta in rosso ma solo per l’1,8%. La differenza tra queste due tipologie si spiega con la presenza di molti prodotti bilanciati e azionari (e quindi più esposti alle oscillazioni delle Borse) tra i fondi pensione aperti. Non è infatti un caso che tra i primi tre fondi negoziali, in base al rendimento 2008-2009, figurino tre comparti con garanzia del capitale: Agrifondo garantito (per i lavoratori delle aziende agricole, +9,73% tra gennaio 2008 e ottobre 2009), Previcooper sicuro (per le cooperative del commercio, +9,72%) e Alifond garantito (industria alimentare, +9,2%): completano l’elenco dei primi cinque i comparti Previvolo obbligazionario a breve termine (piloti e tecnici di volo di compagnie aeree, +9,57%) ed Espero crescita (settore scolastico, +9,53%). Maggiori i guadagni medi dei primi cinque comparti dei fondi pensione aperti. Tra gennaio 2008 e ottobre 2009 Milano Gest Classe b di Milano Assicurazioni segna un +14,9%, seguito da Alico comparto garantito (14%), Conto previdenza comparto obbligazionario di Fondiaria-Sai (13,95%), quindi da Pensionepiù obbligazionario euro di Pioneer Im (13,07%) e da Fondiaria previdenza comparto obbligazionario (12,97%). Fin qui i risultati di breve periodo, che, però, non sono il primo motivo di scelta. Per costruirsi «la pensione di scorta» si deve valutare sia la vocazione al rischio sia il numero di anni ancora da lavorare.

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